Orti urbani in continua espansione

2016-08-28 09.39.30 am

Gli orti urbani sono sempre più diffusi in Italia. In alcune aree inutilizzate da tempo, riprendono vita coltivazioni di frutta e ortaggi, grazie anche all’estro creativo di esperti di urbanistica.

Gli spazi verdi, rispetto ad alcuni anni fa in cui i primi sporadici orti urbani iniziavano a fare la loro timida comparsa, ora si sono triplicati e in molte città d’Italia si trovano queste oasi che contrastano la cementificazione e la speculazione edilizia.

Molti cittadini si sono appassionati nel riscoprire questa antica arte e non si lasciano sfuggire l’occasione di ottenere una produzione biologica di prodotti vegetali di largo consumo.

Gli orti più diffusi si trovano al Nord e al Centro Italia, probabilmente perché, rispetto al Sud, sono più numerose le aree destinate a usi prevalentemente rurali.

I dipendenti di un’azienda americana pagati per viaggiare e studiare

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Svolgere un lavoro gratificante migliora la qualità della vita e rende più disponibili a nuove esperienze professionali. Lo hanno capito bene i vertici di Clif Bar, una multinazionale americana che produce con notevoli profitti barrette energetiche.

I dipendenti sono veramente fortunati, perché possono trascorrere fino a otto settimane in libertà, viaggiando o frequentando corsi per migliorare le loro competenze professionali. Lo stipendio rimane immutato e in questo modo i dipendenti hanno la possibilità di vivere momenti meravigliosi senza l’incubo di trovarsi disoccupati e infelici.

Gary Erickson e Kit Crawford, fondatori della multinazionale, hanno adottato questa innovativa filosofia degli affari o, per meglio dire, questa inconsueta strategia vincente che entusiasma i dipendenti e migliora il rendimento.

I dipendenti della Clif Bar si identificano con la loro azienda, sentono di farne parte a tutti gli effetti e con il loro entusiasmo hanno accresciuto vertiginosamente gli introiti di un modello aziendale da importare e da imitare.

Un esoscheletro che permettere ai malati di SMA di camminare

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Chi non ha problemi deambulatori non riesce ad immaginare che cosa significhi non poter camminare, essere costretti all’immobilità perenne, senza alcuna speranza che qualcosa cambi.

L’atrofia muscolare spinale (SMA) è una malattia gravemente invalidante che causa la morte dei motoneuroni e rende praticamente impossibile camminare. Negli ultimi anni sono stati fatti enormi progressi che riescono a mitigare in parte i danni irreversibili della malattia, bloccando la perdita dei motoneuroni.

Il Consiglio Nazionale Spagnolo della Ricerca sta per sperimentare all’interno di strutture specializzate il primo esoscheletro, già brevettato, destinato ai bambini affetti dalla terribile malattia. Il tutore, in titanio ed alluminio, è formato da aste di supporto per sostenere il busto e le articolazioni e ha la funzione di imitare i muscoli attraverso un complicato sistema di sensori ed un controller di movimento.

La batteria ha sufficiente autonomia per regalare almeno cinque ore di emozioni a tutti quei bambini che aspettano con ansia il momento in cui finalmente potranno muovere i primi passi.

Un progetto per rendere possibile la vita sugli alberi

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Quello che è il sogno per eccellenza di tutti i bambini, presto non sarà solo oggetto di fantasia ma diverrà una realtà sicura e a misura di bambini e adulti. Raimond De Hullu, architetto creativo e soprattutto amante della natura, ha ideato un progetto, ancora in fase di realizzazione, che dovrebbe rendere possibile la vita in una dimora sugli alberi, circondati da rami e foglie.

De Hullu non si è limitato a immaginare semplicemente la casa, ma ha previsto anche di realizzare, all’interno di aree sempre più urbanizzate, delle mini giungle, allo scopo di creare un connubio tra natura e architettura, in uno spazio protetto, pubblico e inaccessibile alle automobili.

Tra i materiali utilizzati, per il progetto denominato Oas1s, non potrà certamente mancare il legno riciclato che, insieme all’acqua e al sole, dovrebbero fornire tutto il necessario per rendere le abitazioni confortevoli e calde con tripli vetri per evitare le dispersioni energetiche.

Accoglienza immigrati: in Sicilia un esempio da seguire

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E’ iniziata ieri in Sicilia la manifestazione “Tre giorni senza frontiere”, un evento che coinvolge circa un migliaio di ragazzi italiani e rifugiati. Un bellissimo incontro tra una gioventù multietnica organizzata da I Giovani per la Pace in stretta collaborazione con la Comunità di Sant’Egidio.

La Comunità di Sant’Egidio si è distinta negli ultimi anni per l’impegno a favore dei rifugiati senza lasciarsi scoraggiare da una situazione sempre più problematica e diventando così un punto di riferimento per l’Italia e l’Europa. Proseguendo sulla sua strada, garantisce il minimo necessario agli indigenti nel tentativo di costruire un solido ponte con l’alterità oltre ogni strumentalizzazione politica.

La Comunità di Sant’Egidio rispecchia il travolgente dinamismo di una regione che non si limita solo ad un’accoglienza forzata come un’elemosina dovuta ma cerca di proporre un modello sociale aperto e ispirato al dialogo interreligioso, ponendo così le fondamenta di una società che va oltre i particolarismi in nome di un ideale più alto che si chiama umanità.

L’arnia che produce il miele senza danneggiare le api

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Il miele è un alimento importante sotto il profilo nutrizionale, un eccellente e gradevole antinfiammatorio naturale apprezzato da grandi e piccini. Purtroppo però, per produrre un semplice barattolo di questa ghiottoneria, si mette a rischio la vita di tante laboriose api che spesso rimangono uccise o schiacciate durante la raccolta tradizionale del miele.

Due geniali apicoltori australiani Stuart e Cedar Anderson hanno inventato Flow Hive, un dispositivo semplice, sicuro e innovativo che consente un’agevole raccolta del miele senza aprire le arnie, attraverso un sistema di tubi che non arreca danno alle preziose ospiti degli alveari.

Il fluido dorato prodotto dalle api scorre proprio come una bevanda alla spina in un contenitore trasparente simile a un boccale. Una soluzione fantastica realizzata grazie a un ingegnoso meccanismo che modifica la struttura dei telaini per far scorrere il miele dalle celle esagonali dentro i contenitori.

La campagna di crowfunding su Indiegogo ha premiato la straordinarietà di un’idea vincente per le api e per gli uomini con una raccolta di ben 12 milioni di dollari. Il costo dell’arnia completa di tutta l’attrezzatura è di 600 euro ( il box costa solo 60 euro), una spesa decisamente esigua in rapporto ai vantaggi che ne deriveranno.

La torre antismog ad energia eolica

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Lo smog si insinua dappertutto, pronto a sgretolare la stabilità delle grandi città con le sue armi invisibili e potenti: polveri sottili e sostanze altamente tossiche che non si limitano a inquinare l’aria che respiriamo, ma attaccano anche le deboli difese immunitarie degli individui, esponendoli a gravi rischi.

L’architetto olandese Daan Roosegaarde ha inventato Smog Free Tower, in grado di assorbire lo smog e di restituire aria pulita alle città e non è certamente un caso che la torre antismog debutti proprio nella città di Rotterdam, ormai imprigionata da una fitta cappa di smog.

La torre è in grado di purificare fino a 30mila metri cubi di aria in un giorno tramite energia eolica. E’ alta 7 metri e si incastona alla perfezione nel suolo urbano. Questa torre inoltre è dotata di un sofisticato ed ingegnoso sistema per riutilizzare le particelle di smog non convertibili in aria pulita, trasformandole in particelle cristallizzate, simili a pietre che in futuro potrebbero fare la loro elegante comparsa su originali creazioni di bigiotteria e oggettistica.

Il giro del mondo in volo ad energia pulita

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L’impresa di Solar Impulse 2, l’aereo monoposto a zero emissioni, si è conclusa con successo. Nella notte tra il 26 e 27 luglio infatti si è celebrata la vittoria di chi ha creduto nella potenza e nell’affidabilità dell’energia green: è stato compiuto il giro del mondo in un anno a bordo di un aereo alimentato da pannelli fotovoltaici.

Abu Dhabi, luogo di partenza e di arrivo, non rappresenta semplicemente una meta geografica da raggiungere ma il luogo reale in cui l’ambizione di volare senza inquinare si è trasformata in qualcosa di tangibile. Un vero viaggio realizzato senza le tradizionali fonti di energia, ormai sotto accusa da anni, grazie ai 17mila pannelli solari che non hanno mai tradito le aspettative di chi ha osato aprire una strada alternativa destinata ad inaugurare una nuova era nel mondo dei trasporti.

Solar Impulse 2 non è apprezzabile per la velocità o per particolari prestazioni infatti esso non supera gli ottanta chilometri orari ma i due piloti che hanno investito speranze ed energia in questa impresa, hanno vissuto l’impagabile emozione di percorrere 42 mila km in volo atterrando in 17 paesi del mondo.

E se il giro del mondo non è durato solo 80 giorni, pazienza, i moderni pionieri del cielo hanno ormai del tutto annullato le distanze che ci separano dalla completa e definitiva autonomia energetica.

Restituita la terra agli aborigeni australiani

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Gli antichi aborigeni australiani, prima di essere defraudati delle loro terre dall’arrivo dei colonizzatori, erano riusciti a mantenere un perfetto equilibrio uomo-ambiente, senza danneggiare il delicato ecosistema australiano. L’impatto con gli europei, oltre a sconvolgere la quiete edenica della lontana Australia ha segnato per sempre la sorte dei nativi, determinandone la morte e privandoli del diritto di costruire il proprio futuro, sfruttando le risorse del territorio.

Finalmente però, dopo una lotta durata quasi 40 anni, i Larrakia hanno ottenuto il riconoscimento dei loro diritti dopo aver condotto una battaglia legale sofferta contro il governo australiano. In seguito alla vittoria riportata, saranno restituiti alla popolazione 52mila ettari di terra, nella contea di Wagait, oltre alla cessione di altri 13mila ettari di terra per favorire lo sviluppo economico della popolazione.

Un piccolo indennizzo, certo, in confronto ai torti subiti, ma sufficiente per costruire il nuovo futuro di un popolo che si è a fatica riscattato dalla prigionia del passato.

Una boa per monitorare la salute delle acque

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Immergersi nell’acqua del mare è un vero piacere, lasciarsi avvolgere dal carezzevole refrigerio dell’acqua dà una sensazione di incomparabile piacevolezza, ma se il mare è inquinato, il pericolo di infezioni gravi è sempre in agguato.

Come fare, allora, per sapere con assoluta certezza che il mare in cui ci tufferemo non è inquinato? La risposta è WaterLab Sat System, vale a dire un sistema di biosensori collegati a boe satellitari per verificare il livello di purezza del mare. Il sistema è stato messo a punto dai ricercatori romani della Biosensing Technologies che, come ha dichiarato l’amministratore unico Katia Buonasera, si avvale dell’utilissimo ausilio dei biosensori per analisi ambientali che consentono di individuare batteri pericolosi, soprattutto il temibile Escherichia coli responsabile di infezioni del tratto digerente, causate da ingestione di acqua contaminata.

In sole otto ore sarà possibile verificare lo stato di salute dell’acqua attraverso un sistema di analisi veloce delle acque, le informazioni verranno poi inviate a una pagina web che consentirà di visionare i dati forniti in modo rapido e trasparente.

Il progetto WaterLab Sat System è stato realizzato con il supporto della Regione Lazio e dell’Agenzia Spaziale Europea. Il prototipo sarà installato in Emilia Romagna per verificare la qualità delle acque di quindici comuni.