Combattere l’ISIS con l’arte e la cultura

Nenous Thabit è un ragazzo di diciassette anni che vive in Iraq. Il suo sogno è diventare uno scultore famoso e rendere orgoglioso il suo Paese. Figlio di artisti Nenous si appassiona al bassorilievo e decide di arruolarsi nella guerra contro l’ISIS, utilizzando proprio questa sua vocazione all’arte.
L’ISIS porta avanti da anni una battaglia senza confini contro l’idolatria e per minare le popolazioni non credenti colpisce parte proprio dalle radici, distruggendone la cultura.

L’impegno di questo giovanissimo ragazzo è quello di ricreare copie fedeli dei beni culturali e artistici che l’autoproclamato Stato Islamico distrugge.
Un patrimonio artistico molto importante quello che si trova in Iraq, soprattutto le opere degli assiri.

Nenous ha riprodotto una ventina di opere in questi mesi. E non ha intenzione di fermarsi, anzi! Sta organizzandosi per creare dei laboratori pratici per insegnare anche ad altri ragazzi come lui l’arte della scultura e del bassorilievo.

Perché per vincere le guerre bisogna sempre ricordarsi chi siamo e da dove veniamo, per meglio vedere dove vogliamo arrivare.

Il diritto all’acqua sbarca in Europa, grazie Slovenia!

Votato da 90 parlamentari con 64 favorevoli e nessun contrario è stata modificata la costituzione slovena per garantire il diritto all’acqua potabile per tutti i suoi cittadini.

L’acqua quindi continuerà ad essere gestita dallo Stato come bene pubblico, ma si è voluto porre un punto fermo per il futuro, ponendo il veto a tutte quelle aziende private che stanno già intentando una caccia a quello che è stato definito dal Primo Ministro sloveno Cerar “oro liquido del XI secolo“.

Era il 2010 quando per la prima volta nella storia l’ONU dichiarò il diritto all’acqua “un diritto umano universale e fondamentale”. Da allora nonostante non ci fosse nessun obbligo a legiferare in merito, almeno una quindicina di Paesi in tutto il Mondo hanno provveduto a proteggere quello che è IL bene primario per la sopravvivenza.

Una buona lezione ci arriva quindi dalla ex Jugoslavia, dal suo secondo più piccolo Stato.

 

La carta esausta diventa tavolo e sgabello

Il riciclo della carta presenta un problema sostanziale: ad ogni ciclo la cellulosa perde in qualità e diminuiscono anche le caratteristiche meccaniche. Il designer sudcoreano Woojai Lee ha reinterpretato le applicazioni di questo materiale, sviluppando una linea di mobili e arredi creati con la carta esausta.

Il processo produttivo è molto semplice. La cellulosa di vecchi giornali e riviste viene messa in ammollo, maciullata e ridotta in polpa a cui viene aggiunta del collante. In seguito si pressa il composto in stampi e si passa all’essiccazione.
I prodotti realizzati risultano marmorei alla vista ma il tatto regala quella texture e calore tipico della carta. La linea Paper Bricks Pallets per ora conta un tavolino e uno sgabello da caffè, ma l’unico limite a questo riutilizzo sostenibile è la sola immaginazione. Il prossimo passo potrebbe essere la realizzazione di pareti divisorie all’interno delle abitazioni.

Lo sfruttamento della carta è il più alto in assoluto. Si stima che il consumo pro capite sia di 125 kg all’anno nella sola Europa. Ben vengano quindi nuove implementazioni per materiali triti e ritriti come la classica ma mai banale carta.

Il diritto al cibo potrebbe diventare legge in Scozia

La proposta arriva dalla Independent Working Group on Food Poverty, un team che si occupa delle problematiche legate alla fame individuando soluzioni concrete.

A seguito di tagli e tasse una più alta fetta di popolazione ha avuto problemi a reperire beni alimentari di prima necessità (più di mezzo milione di cittadini) e da qui si è partiti con una serie di ipotesi realizzabili e sostenibili per garantire cibo fresco e di qualità per tutti.

Un accesso ad alimenti sicuri e in quantità sufficiente è solo uno delle possibilità, alla quale associare pasti comunitari per portare avanti progetti sociali a lungo termine.
Inoltre si valutano controlli sulla sicurezza del cibo, norme per una corretta gestione degli avanzi e una serie di iniziative per implementare le politiche sociali. Il governo scozzese prende molto sul serio queste proposte, e ne valuta l’introduzione legislativa.

Ovviamente il diritto al cibo non può essere una soluzione al problema, ma rispondere a un bisogno della comunità in modo attivo e propositivo è senz’altro un ottimo inizio per affrontare le difficoltà e un modo di agire responsabile da parte di un governo. C’è solo da prenderne l’esempio!

Esercitare l’empatia a scuola. Una lezione per la vita

Empatia. Capacità di porsi nella situazione di un’altra persona o, più esattamente, di comprendere immediatamente i processi psichici dell’altro (Treccani).
I danesi dagli anni ’90 hanno istituito nelle scuole un’ora alla settimana per esercitare l’empatia con i ragazzi dai 6 ai 16 anni.

In questo momento dedicato gli alunni possono parlare delle loro problematiche, individuali o di gruppo, e mangiano una torta preparata tutti insieme si affrontano le difficoltà confrontandosi. Il passo successivo è quello di riuscire ad analizzare il disagio da ogni angolazione possibile, cercando una soluzione che sia ottimale.

L’empatia non è dunque vissuta come una dote innata. È una capacità che si apprende e si affina con l’esercizio. La finalità? Avere adulti più propositivi e predisposti alla felicità, meno narcisisti e tendenti alla depressione.

Questo esercizio viene praticato dal 1870 nelle scuole della Danimarca e ad oggi il popolo danese è il più felice al mondo secondo il World Happiness Report 2016. Non inciderà sicuramente solo questo, ma poter contare su una collettività empatica sicuramente può incidere sulla vita quotidiana.

Solo un’ora a settimana. I migliori cambiamenti spesso partono dalle cose semplici e poco per volta.

Un progetto che sa di buono

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Un progetto che è stato adottato anche a Rio per i Giochi delle Olimpiadi, è quello del Refettorio Ambrosiano di Milano. Un luogo “bello e buono” come lo definisce Davide Rampello, curatore d’arte che insieme allo chef stellato Massimo Bottura hanno voluto realizzare questo spazio dedicato alle eccedenze alimentari. L’idea è semplice. Poter donare il cibo avanzato dalle kermesse dell’ Expo 2015 ai più bisognosi. Si è ristrutturato un ex teatro e convogliato in questa sede tutti i prelibati alimenti che giornalmente sarebbero finiti al macero.

Ad oggi questa struttura è utilizzata per promuovere la cultura della solidarietà e di una sana educazione alimentare. Corsi di cucina, incontri per le scuole, cene per gli anziani del quartiere. Queste alcune iniziative che vivacizzano uno spazio nato proprio con lo scopo di unire attraverso il cibo.

Come detto questo progetto è stato messo in pratica anche a Rio de Janeiro, in concomitanza con un altro evento mondiale, le Olimpiadi.
Intorno a tutte queste manifestazioni il cibo è uno sfondo costante. Associare la divulgazione di una buona gestione delle risorse alimentari è una scelta responsabile e che tradotta in azioni può portare a un vero cambiamento.

Undici bottiglie di plastica per un paio di scarpe

L’attenzione per la sostenibilità è diventata parte della mission della Adidas, nota marca di abbigliamento sportivo, e ha dato origine a una stretta collaborazione (tra le altre) con l’associazione Parley, dedita alla salvaguardia degli ambienti acquatici e in particolare quelli marini.

La ricerca di nuovi materiali e nuove tecnologie per adoperali ha portato Adidas a immettere sul mercato una scarpa che guarda al futuro, al riciclo e alla eco-responsabilità di ciascuno, coniugando lo spirito di Parley con le alte prestazioni dei prodotti che Adidas da sempre produce.

L’anno scorso era solo un prototipo realizzato con lo stampaggio 3D, ma da metà Novembre le scarpe Ultra Boost Uncaged Parley saranno in vendita nei negozi e online a 200 euro per una prima tiratura di 7000 pezzi.

Sono composte per il 95% da rifiuti di plastica dragata intorno alle Maldive e il restante 5% da altri poliestere riciclato. Ogni paio di scarpe contiene 11 bottiglie di plastica, soletta, fodera e lacci, tutto interamente realizzato con materiali a cui è stata data nuova vita.

Questo l’impegno dell’azienda: eliminare la prima plastica da tutte le filiere produttive, utilizzando solo quella di recupero. Un obiettivo che per essere raggiunto ha bisogno di un supporto tecnologico non indifferente e sul quale bisogna ancora lavorare tanto, soprattutto per abbattere i costi di trasformazione del materiale. Ma la strada intrapresa è quella corretta e praticabile.

Intanto per il 2017 hanno messo in agenda la produzione di un milione di Ultra Boost Uncaged Parley e stanno lavorando alle nuove divise di Real Madrid e Bayern Monaco, anch’esse realizzate interamente con polimeri di recupero.

Come combattere l’inquinamento indoor

Si stima che durante l’intero arco della nostra vita passiamo in media il 90% del nostro tempo in ambienti chiusi. Sappiamo anche che l’aria che respiriamo in questi luoghi può arrivare ad essere fino a cinque volte più inquinata di quella esterna. Acari, allergeni e pollini sono presenti ovunque, casa, lavoro, auto.. Da qui nasce Molekule.

Molekule è il frutto di una startup che ha messo al primo posto l’inquinamento indoor e il relativo trattamento dell’aria che normalmente respiriamo.
Il funzionamento è conosciuto da tempo, ma sono pochissime (e parecchio costose) le applicazioni in campo commerciale. Attraverso un sistema di filtri ricoperti di nanoparticelle vengono catturati tutti i componenti nocivi presenti nell’aria e scomposti in elementi innocui attraverso una reazione catalitica attivata da un fascio di luce LED.

Studi indipendenti hanno riscontrato che anche batteri, muffe e virus vengono disgregati nelle loro componenti base da Molekule. Perfino il battere della E. Coli diventa un insieme di particelle di ossigeno, carbonio, idrogeno e azoto.

La possibilità di partecipare al pre-ordine è terminata, ma ci si può mettere in lista di attesa qui o aspettare l’ormai prossimo 2017 quando entrerà a in commercio.

Elettricità pulita ad Haiti

Sigora Solar è una società che si occupa di energia, energia pulita. Nasce dalla voglia di cambiare del suo giovanissimo fondatore, Bogdan Andy Bindea, che nel 2011 è passato da attivista di Greenpeace a imprenditore attivista.

Oggi Bogdan ha sulle spalle una azienda che fattura 5 milioni di dollari. Ma anziché accontentarsi e vivere di rendita si lancia in un progetto ambizioso: dare luce agli abitanti di Haiti.

L’elettricità è un bene prezioso, soprattutto se si vive per anni senza a causa del susseguirsi di calamità naturali che imperversano su questa meravigliosa isola. Il piano è dunque quello di fornire energia eolica e solare a basso costo e senza intaccare il territorio, formare personale residente per la manutenzione, generando anche posti di lavoro, e rendere il sistema resistente alle avversità climatiche tipiche di questa zona del Mar dei Caraibi.

Parte a Môle-Sant-Nicolas, paese di 5 mila persone, il progetto pilota di Sigora Haiti: 980 case e 32 negozi collegati tramite una rete di trasmissione lunga 11 km alle due centrali (una solare e una eolica) di energia naturale e pulita.

Il sistema non solo ha retto al terribile uragano Matthew che si è riversato su Haiti il 4 Ottobre, la peggiore catastrofe naturale dopo il terremoto del 2010, ma è stato riattivato dopo 55 ore dall’evento.

Il desiderio rimane quello di poter servire nel giro di 10 anni le 2 milioni e mezzo di abitanti di energia elettrica pulita.

Donare 10 ore di luce al costo di una candela.

 

Qui un video.

Perché misurare la pioggia?

Non vi è mai capitato di domandarvi “Ma quanto piove?!” affacciandovi alla finestra in una giornata di pioggia?

Per rispondere a questa domanda tre giovani ingegneri ambientali laureati presso il Politecnico di Torino hanno dato vita a una starup chiamata WaterView.

Basta una foto dell’evento atmosferico e un sofisticato algoritmo riesce a contare le gocce di pioggia presenti nel frame, a calcolarne la grandezza e la velocità. In qualsiasi parte del mondo vi troviate. In tempo reale.
Le applicazioni di questo progetto, già funzionante, spaziano dall’agricoltura all’ambito sportivo, dalla sicurezza stradale agli interventi delle task force durante calamità naturali o eventi di grossa portata.

Poter pianificare e ottimizzare irrigazioni e raccolti, aumentando le prestazioni delle coltivazioni diminuendo drasticamente gli sprechi. Organizzarsi prima e durante le competizioni sportive come ad esempio la MotoGP o la Formula1. Interessante è anche sapere per tempo se durante un viaggio incontrerai perturbazioni e di che entità, abbassando il rischio di incidenti, così come poter dare supporto a Vigili del Fuoco e Protezione Civile negli interventi per la salvaguardia di persone e cose.

Che sia pioggia, neve o grandine WaterView è il capostipite della rainvolution.

Qui un video.